L’errore che fanno tutti potando l’ulivo e che rovina la produzione: ecco il metodo giusto

C’è un momento, davanti a un ulivo carico, in cui le forbici sembrano quasi chiamarti: “Dai, sistemo due rami adesso, così faccio ordine”. È proprio lì che nasce l’errore che vedo fare più spesso, anche da chi coltiva da anni e poi si chiede perché, all’improvviso, la pianta diventa capricciosa e la produzione cala.

L’errore che taglia il raccolto (senza che te ne accorga)

Il passo falso più comune è potare mentre l’ulivo è in piena fase produttiva, in pratica tra ottobre e dicembre, quando sta fruttificando o sei nel pieno della raccolta. È una tentazione comprensibile: sei già in campo, vedi rami ingombranti, magari vuoi facilitare la brucatura o far entrare più luce.

Il problema è che in quei mesi la pianta sta lavorando “a pieno regime”. Tagliare allora è un po’ come togliere benzina a un’auto in corsa: non solo rallenta subito, ma rischia di far sbandare anche dopo.

Perché è così dannoso

  • Perdi produzione immediata: spesso si eliminano rami che portano olive o che avrebbero sostenuto il raccolto fino a fine stagione. Risultato, meno kg e meno regolarità.
  • Sottrai gemme utili: alcuni tagli rimuovono legno che avrebbe ospitato gemme a fiore per l’anno successivo.
  • Stressi la pianta nel momento sbagliato: l’ulivo sta distribuendo risorse tra frutti e riserve. Il taglio lo costringe a reagire, spostando energia sulla cicatrizzazione e su una crescita “difensiva”.
  • Aumenti vulnerabilità: le ferite in un periodo umido e instabile possono essere una porta aperta a problemi sanitari, e la pianta impiega più tempo a recuperare.

La parte che sorprende di più è questa: l’effetto non si vede solo l’anno dopo. Se l’intervento è importante, il calo può trascinarsi anche per 2 o 3 stagioni, con fioriture più deboli e alternanza più marcata.

Altri errori che sembrano “pulizia”, ma costano caro

Una volta capito il momento sbagliato, vale la pena riconoscere altri scivoloni frequenti che, messi insieme, fanno davvero la differenza.

  • Potatura troppo drastica (capitozzatura): una chioma “svuotata” produce tanti succhioni verticali, tanto legno e poca fruttificazione. E ti ritrovi a inseguire la pianta, non a guidarla.
  • Tagli estivi o in condizioni estreme: il caldo secco e le gelate rendono le ferite più lente a rimarginare e aumentano lo stress.
  • Attrezzi sporchi o lame poco affilate: tagli sfrangiati e sporchi sono un invito a complicazioni. Sembra un dettaglio, ma in oliveto i dettagli diventano stagione.
  • Sforbicciacchiamento minuto: “spuntare qua e là” confonde la struttura, stimola vegetazione inutile e non chiarisce mai l’obiettivo produttivo.

Il metodo giusto: la potatura secca invernale (quella che dà continuità)

La potatura principale, quella che sostiene davvero la produzione, è la potatura secca invernale. Il periodo più indicato va dopo la raccolta e durante il riposo vegetativo, orientativamente da fine ottobre a marzo, con una finestra spesso ideale tra febbraio e marzo, evitando giornate con gelate imminenti e senza arrivare troppo a ridosso della fioritura.

Qui l’ulivo, il nostro ulivo, ha un ritmo più “calmo”: i tagli sono meglio tollerati e l’intervento diventa un investimento, non una sottrazione.

Sequenza pratica (semplice, ma molto efficace)

  1. Guarda la pianta intera: prima di tagliare, cerca equilibrio tra vegetazione e produzione, e immagina dove vuoi luce e aria.
  2. Inizia dai tagli grossi e necessari: elimina branche secche, malposte, che si incrociano o che chiudono il centro.
  3. Apri varchi per luce e ricambio d’aria: l’obiettivo è una chioma ariosa, non una chioma vuota.
  4. Contieni i succhioni, senza guerra: toglili dove rubano energia, ma evita di provocare reazioni eccessive con tagli troppo aggressivi.
  5. Chiudi con rifiniture leggere: meglio una potatura annuale leggera che interventi sporadici e drastici.

Due regole d’oro che mi ripeto sempre

  • Le foglie sono la centrale energetica della pianta, se le togli in massa, chiedi all’ulivo di produrre con poca “corrente”.
  • Ogni taglio deve avere uno scopo chiaro: luce, aria, equilibrio, sanità, produzione.

Se hai già sbagliato in passato, niente panico: si recupera, ma con pazienza. L’ulivo premia la costanza, e una gestione più dolce, anno dopo anno, riporta gradualmente fioritura e resa su binari stabili.

Redazione Marche Notizie

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