Ti confesso che questa è una di quelle domande che sembrano semplici, ma appena inizi a osservare davvero un cane, capisci che dietro c’è un mondo. “Quanto può restare solo?” non è solo una questione di ore, è una questione di bisogni, abitudini e, soprattutto, di come quel cane vive la distanza da te.
La risposta che molti non si aspettano
La risposta più onesta è questa: il tempo “giusto” dipende prima di tutto dall’età, e solo dopo da carattere, salute e addestramento. E no, “tanto dorme” non è sempre vero, o meglio, non sempre dorme sereno.
Un cane può anche stare fisicamente in casa per diverse ore, ma ciò che conta è se riesce a farlo senza stress, senza trattenere troppo i bisogni e senza scivolare in forme di ansia (la classica ansia che si traveste da abbaio, distruzione o agitazione).
Linee guida per età (con numeri chiari)
Qui sotto trovi una bussola pratica. Non è una legge, ma ti aiuta a capire quando stai chiedendo troppo.
Cuccioli (meno di 6 mesi)
Un cucciolo, in genere, dovrebbe restare solo 1-2 ore al massimo.
Perché è così poco?
- Ha una vescica piccola e una routine ancora fragile.
- Ha bisogno di uscire spesso per i bisogni.
- Se lo “butti” subito nella solitudine, aumenti il rischio di ansia da separazione.
In questa fase, più che “resistere”, il cucciolo impara: se l’esperienza è brusca, può diventare un ricordo negativo difficile da cancellare.
Adolescenti (6-18 mesi)
Qui si sale a 2-4 ore.
È l’età in cui spesso mi sento dire: “Ormai è grande”. In realtà è grande nel corpo, ma nella testa è un turbine:
- Tanta energia, poco autocontrollo.
- Noia che si trasforma in comportamenti “creativi”: rosicchiare, scavare nel divano, abbaiare.
- Frustrazione, soprattutto se la routine cambia spesso.
In breve, può restare solo un po’ di più, ma serve più prevenzione.
Cani adulti (oltre 18 mesi)
Di solito tollerano 4-6 ore al giorno, con un massimo eccezionale di 6-8 ore.
Qui arriva la parte “inaspettata”: molti adulti possono stare soli anche 8 ore, ma non significa che sia ideale, soprattutto se accade ogni giorno. Un cane adulto sa rilassarsi e dormire, sì, ma ha comunque bisogno di:
- movimento,
- interazione,
- stimoli,
- pause regolari per i bisogni.
L’adulto è quello che “ce la fa”, ma non per questo è quello a cui conviene chiedere sempre di farcela.
Cani anziani (7-10 anni e oltre)
In media 2-6 ore, ma con grande variabilità.
Gli anziani sono imprevedibili in senso pratico:
- possono avere esigenze più frequenti di urinazione,
- dolori articolari,
- farmaci o condizioni che rendono scomode lunghe attese.
A volte un cane anziano non soffre la solitudine emotiva, ma soffre la solitudine “fisica”, perché ha più bisogno di alzarsi, muoversi piano, bere, uscire.
Cosa cambia davvero la tolleranza alla solitudine
Oltre all’età, ci sono fattori che spostano tanto l’ago della bilancia:
- Carattere: alcuni cani sono più indipendenti, altri più “appiccicosi”.
- Esperienze passate: un cane abituato gradualmente regge meglio.
- Salute: problemi intestinali, urinari o dolore accorciano i tempi.
- Ambiente: uno spazio ben organizzato aiuta (non serve enorme, serve “sicuro”).
- Routine familiare: orari prevedibili fanno miracoli.
Come abituarlo (senza creare drammi)
Il punto non è “sparire”, è insegnare che il tuo andare via è normale. Funziona quasi sempre l’approccio graduale:
- Micro-assenze (anche pochi minuti), più volte al giorno.
- Rientri tranquilli, senza “festa” che amplifica l’evento.
- Aumenti progressivi dei tempi, solo se il cane resta calmo.
- Arricchimento ambientale: giochi masticabili, tappeti olfattivi, attività che tengono il cervello impegnato.
- Routine pre-uscita breve: una passeggiata fatta bene spesso vale più di mille trucchi.
Il segnale definitivo: non l’orologio, ma il comportamento
Se al rientro trovi un cane sereno, casa intatta, niente vocalizzi e bisogni fuori posto, probabilmente sei nel suo range. Se invece noti distruzione, abbaio insistente, ipersalivazione, tremori o agitazione, non è “dispetto”, è spesso un campanello di stress.
La risposta, quindi, è concreta: sì, esistono ore di riferimento, ma il vero obiettivo è una solitudine che il cane riesce a vivere senza paura. E quella, più che misurarla, si costruisce.


