
Per l'Allevamento | Alimentazione NO OGM | Regione Marche
La coesistenza tra le colture tradizionali, geneticamente modificate e biologiche risulta non
praticabile in un territorio come quello marchigiano nella consapevolezza che sull’argomento non si
possono fare generalizzazioni ma occorre entrare nel merito di ogni singolo caso. Ad oggi però è
possibile affermare, sulla scorta di quanto chiaramente accaduto ed evidenziato nel 2003, anche
dalla Magistratura, che le colture di mais inquinate da OGM sono in grado di inquinare le vicine
colture di mais tradizionale e/o biologico.
Agli agricoltori marchigiani si vuol garantire di mantenere inalterati i loro campi e le loro
coltivazioni; è una scelta di libertà e l’applicazione del principio di precauzione .
La coltivazione degli OGM andrebbe effettuata in un territorio dove non si arrechi danni agli altri
agricoltori, che esistono da sempre con le loro produzioni tradizionali, di qualitĂ e biologiche; nella
Regione Marche non ci sono queste condizioni.
Ecco perché il Consiglio regionale ha approvato la L.R. n. 5 del 3 marzo 2004 concernente ” Disposizioni in materia di salvaguardia delle produzioni agricole, tipiche di qualità e biologiche”;
con questa legge la Regione valorizza le risorse genetiche e la specificitĂ ed originalitĂ delle
produzioni agricole e agroalimentari del proprio territorio, al fine di assicurare un elevato livello di
tutela della salute umana, animale e dell'ambiente, nonché della qualità dei prodotti e degli interessi
dei consumatori.Â
Al fine di tutelare i prodotti agricoli e zootecnici, in particolare quelli di qualitĂ
regolamentata, non è quindi consentita la produzione e la coltivazione di specie
che contengono OGM sull’intero territorio regionale ; la Giunta regionale è chiamata
a disciplinare le modalitĂ per la distruzione di eventuali colture impiantate difformemente da
quanto previsto dalla citata legge regionale, nonché le modalità dei controlli relativi alla
presenza di OGM nelle sementi.